Giannettino Giustiniani, 1a, 1b, 1c, 1d, 1e, 1f, 1g, 1h, 1i, 1j, 1k, 1l, 1m

In caccia di buone penne





Tra i compiti affidati a Giannettino Giustiniani c’era quello di curare da Genova la propaganda francese in Italia. Giannettino doveva pertanto occuparsi di tutto quanto aveva attinenza con la produzione di materiali di propaganda a cominciare dalla traduzione, dalla stampa – a Genova o altrove, con licenza delle autorità, quando possibile, oppure, “col mezo del denaro”, senza – e dalla diffusione di avvisi e scritture. [1] Naturalmente rientrava in questa sua cura la segnalazione tempestiva delle attività pubblicistiche e editoriali ostili alla Francia o a Mazzarino e la relativa opera di dissuasione nei confronti di chi, scrittore o tipografo, lavorava per la parte avversa. Che cosa volesse dire questo genere di sorveglianza si capisce dal caso, noto, di Michele Castelli,[2] che, più volte “mortificato etiam ad sanguinem” (come Giannettino si esprimeva nell’aprile del ‘44[3]), finì, nel novembre del ’45, per rivolgersi direttamente a Mazzarino nella speranza (vana) di essere da lui liberato da una persecuzione che gli sembrava non avesse altro scopo che quello di favorire Alessandro Botticelli, un suo concorrente legato a filo doppio a Giannettino.[4]
Il compito più impegnativo nel settore della propaganda era però, forse, l’individuazione e il reclutamento di talenti letterari da impiegare al servizio del governo francese nel campo della storiografia, del giornalismo, della pubblicistica: un incarico che Giannettino svolse sempre con discreto successo. Ho parlato in altra sede [5] della collaborazione con Raffaele Della Torre nella stesura e nella diffusione della Fuga del cardinal Antonio male interpretata e peggio caluniata [6] e dei suoi ripetuti tentativi di accreditare Della Torre quale storiografo presso la Corte di Parigi in relazione soprattutto alle sue due opere più impegnative, i Dissidentis desciscentis receptaeque Neapolis libri VI e le Historie delli avvenimenti dei suoi tempi.[7] Il binomio Giannettino Giustiniani-Raffaele Della Torre faceva però parte di una rete assai più vasta di rapporti, specialmente attiva nell’ambiente dei menanti e dei gazzettieri e cioè di quegli scrittori mercenari e “avventurieri della penna” di cui sulla piazza di Genova – un luogo strategico per la raccolta e la diffusione di notizie – c’era abbondante offerta.[8]
Alessandro Botticelli, che Giannettino non si stancava di raccomandare a Mazzarino, era uno di loro. Un altro era Luca Assarino, che Giannettino cercava di associare, nonostante l’evidente diversa levatura dei due, al suo preferito Botticelli:

« Veggo quanto Vostra Eminenza, per eccesso della sua bontà, mi rimette intorno all'usare qualche beneficatione a Luca Assarini, sopra di che la supplico di credere esservi qui anchora Alessandro Botticelli, il quale è sì civile, per non dir più, che Assarini, et sono più di 10 anni che serve con affetto partiale alla Francia, e dando all'uno senza riconoscere l'altro non sarrebbe accertato, perciò stimerei generoso, e prudente, che la mi facesse dare mille franchi per ciascuno, assicurandola che tanto l'uno quanto l'altro, dipendendo totalmente da me l'Assarini, farranno mai sempre quello che vorrò ».[9]

In realtà, per quanto riguarda l’Assarino, che cercava ben altri personaggi da cui dipendere e che nel 1649 passò a Torino, Giannettino si ingannava grossolanamente.[10] Dovette cercargli un buon sostituto e lo trovò in un meno noto, ma non meno prolifico, scrittore, il chiavarese Filippo Maria Bonini, anche lui associato, nelle raccomandazioni a Mazzarino, al solito Botticelli.

« Hora resta che Vostra Eminenza si ricordi del padre Bonini, autore del Ciro Politico, et del menante Botticelli, già che quel sciaurato dell'Assarino ha demeritato non solo le sue gratie, ma sarrebbe reo di buon castigo. Vostra Eminenza sa meglio di tutti quanto sono ben impiegati li regali in somiglianti persone, ma alle due suddette riverentemente le giuro per verità che se gli devono per giustitia ».[11]

Bonini aveva pubblicato la prima parte del Ciro politico a Genova, presso il Calenzani, nel 1647 e l’aveva dedicata a Mazzarino: era una sorta di saggio d’esame per l’ingresso tra i seguaci del Cardinale. Giannettino nel presentare l’autore a Mazzarino, nel giugno del 1648, non lesinava gli elogi:

« Il padre Filippo Maria Bonini è uno de più belli ingegni d'Italia, giovine di 27 anni che promette speranze d'ogni più immaginabile riuscita, ambisce di essere conosciuto per creatura di Vostra Eminenza, et io l'ho animato a quest'honore con certezza che gli riuscirà un utile e degno servitore. Al libro che gli ha dedicato et che gli viene con il presente ordinario, so che Vostra Eminenza, come alla sua ingiunta lettera, farrà una risposta propria della sua naturale generosità, come io ne gli ho promesso et assicurato ».[12]

Un mese più tardi tornando a sollecitare da Mazzarino un gesto che mettesse al sicuro il suo nuovo acquisto, rincarava la dose:

« Il padre Bonino, authore del Ciro Politico, dedicato alle glorie di Vostra Eminenza, gli viverà eternamente schiavo, come le sono io: è un bell'ingegno, una gran penna, e farrà sempre una mirabile riuscita. Il suo genio lo porta a scrivere, come fa tutto giorno, et vorrebbe che questo fosse sempre servendo Vostra Eminenza, la quale non deve in alcun modo lasciare di regalarlo di qualche orloggio d'oro, di qualche grossa medaglia con il suo rittratto, o cose simili ».[13]

Bonini si rivelò davvero per Mazzarino, così come per il cardinale Antonio Barberini, con cui entrò in relazione nello stesso giro di tempo (e sempre con la mediazione di Giannettino), un fedele e brillante servitore. Da entrambi i cardinali si guadagnò come pubblicista onori, favori e prebende.[14]
Nel campo della storia Giannettino arruolò, oltre a Raffele Della Torre, di cui ho detto, e ad Assarino, il gesuita Gian Andrea Alberti [15] e, forse più importante di tutti, visto il successo della sua opera, Pier Giovanni Capriata. Tra gli anni Quaranta e Cinquanta Capriata era impegnato nella stesura e nella pubblicazione della seconda e della terza parte della sua Historia.[16] Pare che fosse stato Capriata, sul finire del 1647, a cercare Giannettino Giustiniani e a mettersi per suo tramite a disposizione di Mazzarino. Giannettino, infatti, in circostanze come questa, funzionava da filtro e da garante.[17]

« Gradischi Vostra Eminenza nella divotione de miei ossequi il sempre fisso pensiero di cooperare in tutte le forme più possibili all'eternità delle sue glorie, le quali tutto che assai chiare per stesse, non possono ricevere pregiuditio dalle penne de gli storici italiani, che sarranno credute meno appassionate, e più libere delle francesi, dove Vostra Eminenza sì degnamente comanda. Habbiamo qui il signor dottore Pier Giovanni Capriata, il quale continua la sua Historia, et non lascia di parlare delle cose di Francia. Mi ha mostrato quelle che riguardano la persona del fu signor cardinale di Riccilieu, assai degnamente distese, e comincia di segnare quelle di Vostra Eminenza a mia sodisfattione, ma perchè egli è solamente nel principio, l'ho pregato che si trattenghi sino a tanto che Vostra Eminenza ne venghi da me avisata, acciò mi honori de lumi più grandi delle sue attioni. Egli lo ha gradito infinitamente, gli scrive l'acchiusa lettera, la supplico responderle con la sua solita impareggiabile humanità, et che gli dia qualche speranza di remuneratione, non pottendo Vostra Eminenza credere abastanza l'applauso c'hanno i suoi libri.[18]

Mazzarino accettò di buon grado i servizi che gli venivano offerti da Capriata, che aveva più di un peccato da farsi perdonare dai Francesi e dai Barberini, allora alleati di Mazzarino. Il rapporto tra i due durò con reciproca e mai disinteressata stima diversi anni, favorito forse anche dai legami che Capriata aveva nel frattempo stretto con la famiglia Raggi, una delle più importanti, per ricchezza e prestigio, tra quelle associate nella fazione di Papa Urbano.[19] Capriata però non era uomo di partito o di corte, ma storico e quel che gli serviva – e cercava di ottenere allo stesso titolo da Francesi e da Spagnoli – oltre ai quattrini, era proprio la documentazione necessaria alla prosecuzione del suo lavoro: memorie, scritture politiche e soprattutto – perché no? dopo tutto si risparmiava tempo...– qualche buon canovaccio su cui ricamare, ovvero, come lui stesso scriveva a Mazzarino, qualcosa che, in succinto, « servisse di stame per la tessitura della storia, alla quale a me toccherà somministrare la trama ».[20] Mentre accettava da Francesi e Spagnoli, in cambio delle solite ricognizioni, suggerimenti, censure, correzioni, Capriata, sapeva bene che, come aveva osservato lo stesso Giannettino, la sua merce più pregiata era l’approssimativa equidistanza che riusciva a mantenere dai due partiti e che il modo migliore per conservarla era prendere soldi da entrambi.[21] Almeno per chi lo praticava da scrittore indipendente, destreggiarsi faceva parte del mestiere di storico.




paragrafo precedente * paragrafo successivo * inizio pagina


[1] AAE, CP, Gênes 4, c. 161-163, Giannettino Giustiniani a Mazzarino, Genova, 31 agosto 1644: « Em.mo et rev.mo p.ne col.mo. Ho tradotto in italiano gli avantagi riportati contro l'essercito di Baviera e poi la rotta intieramente data alla sua fanteria dal signor duca d'Enghien, che stampati vengono acchiusi, et ho similmente tradotti quelli avisi dissinteressati, ma questi conviene di mandarli a stampare a Casale, perchè qui non si otterrebbe la licenza ». Ivi cc. 382-384, sempre a Mazzarino, 17 luglio 1645: « La settimana passata […] giunse qua da Marseglia un battello venuto in assai diligenza con alcuni passeggeri quali subito publicarono in voce una gran vittoria a favore della Francia in Cattalogna. Non se gli prestava fede et si ricercava il testimonio delle lettere, d’offitiali et ministri non ve n’erano, ne d’altri, solo che il patrone del battello mi disse havere portato un solo pieghetto ad un tale mercante Savignone. Feci cercare di questo homo, il qual havendo havuto la relatione stampata in Marseglia della suddetta vittoria si era andato a nascondere in un convento fuori la città per timore di concitarsi contro l’odio della fattione spagnola se publicava un tal aviso. Penetrai dov’era, lo trovai et lo costrinsi a darmi con qualche violenza la relatione: il medesimo giorno ne tradussi la sostanza in italiano, lo feci stampare con qualche travaglio perché il Palazzo mi mosse delle difficultà e voleva che almeno si differisse sino all’arrivo di qualche lettera di ministro francese che lo asserisse. Tutto superai, et il giorno appresso ne feci divulgare due mile, già corse per tutta Italia et a Roma particolarmente (oltre di molte italiane inviai a monsignor Le Gueffier l’unica in francese venuta di Marseglia, non n’essendone anchora venute altre sin a quest’hora). Anzi che l’ordinario ultimo venuto di Lione non ha dato alcuna notitia della detta vittoria, se non quanto che alcune lettere di mercanti acusavano che alli 2 [?] v’era passato il signor di Savagnac per le porte quale portava bonissime nove di Cattalogna, ma che non si era penetrato alcun particolare, sopra di che Spagnoli si sono andati lusingando che possa non esser vera una sì gran rotta. Io con tutto ciò non permisi che il suddetto ordinario si trattenesse qua più di due hore e feci che continuasse verso Roma il suo viaggio con le relationi delle quali ne mando una anche a Vostra Eminenza ». AAE, CP, Gênes 8, c. 202, Giannettino Giustiniani all'Ondedei, 20 febbraio 1652: « Però nell’avenire, s’il signor cardinale havrà gusto di far stampar qualche cosarella, me la invii in italiano, che subito la farò stampare nonostante che quanto mai qui si è fatto stampare segua secretamente, senza chiederne licenza, col mezo del denaro ».

[2] Su Castelli vedi Gangemi, Neri 1882 e 1913.

[3] AAE, CP, Gênes 4, cc. 207-208, senza data. Sulla prima carta compare, di mano diversa, l’annotazione: dicembre 1644. Si tratta, invece, come del resto si legge nel testo della lettera, del mese d'aprile. « Un tale Castelli, – scriveva Giannettino – authore degli avisi che si stampano in questa nostra città, tutto che una o due volte mortificato 'etiam ad sanguinem' per scrivere a disvantaggio della Francia tutto quello che puole, et il più delle volte in bugia, ben pagato perciò da Spagnoli, ha questa settimana stampato La ribellione del Duca di Pernone con un seguito grande di adherenti, né havendo io veduto questo accidente espresso in alcun'aviso, l'ho fatto minacciare. Egli ha procurato di farmi dar sodisfattione col mandarmi un foglio venuto di costì et che suole venire ogni ordinario al signor Gio Raffaele Lomellino. Chi glielo mandi non l'ho pottuto penetrare, ma so bene che un tal mercante, buon huomo chiamato Gio Batta Forno, fa tratte spesso di due, o tre doppie per volta al suddetto Gio Raffaele, et un amico mi ha detto sospettare siino denari che si vanno pagando al mercante, senza che il Forno ne habbi colpa, né sappi perché. Sarebbe però di proffitto che avisi sì perniciosi non venissero, et Vostra Eminenza, servendosi della sua naturale prudenza, col poco lume che riceve da me, pottrà facilmente impedirlo, occultando sempre, che non possa mai apparire, d'havere penetrato da me sì fatta notitia »

[4] AAE, CP, Gênes 4, cc. 487-488, Michele Castelli a Mazzarino, Genova, 13 novembre 1645.

[5] Marinelli, pp. 3-48

[6] L’opera fu stampata in Francia nel 1646, anonima, con l’indicazione, falsa, di Perugia. Ne esiste una copia in BAV, Barb. Lat. 5393. « Sono stato sin hora attendendo che Vostra Eminenza mi honorasse de gli essemplari di quella risposta fatta alla Malconsigliata fuga del signor cardinale Antonio », scriveva Giannettino a Mazzarino il 3 giugno 1646, « ma vedendo che tardano, et essendone di già stati veduti alcuni, stante anche l’instanza che me ne fa il signor Elpidio Benedetti, supplico humilissimamente Vostra Eminenza inviarmene quattro in cinque cento coppie » (AAE, CP, Gênes 5, cc. 107-108).

[7] I Dissidentis [...] libri VI uscirono nel 1651 senza indicazione di luogo; le Historie sono tuttora inedite.

[8] Mi riferisco naturalmente a Fassò. Cfr. per Genova Costantini 1987, 1992.

[9] AAE, CP, Gênes 6, cc. 27-30, Giannettino Giustiniani a Mazzarino, Genova, 22 luglio 1646. Assarino inviò a Mazzarino, tramite Giannettino Giustiniani, che non nascondeva il suo scetticismo, anche un piano per rimpinguare le casse dello Stato francese: « Luca Assarini mi ha importunato perchè invii a Vostra Eminenza certi fogli nelli quali ha disteso alcune forme per trovar denari; io haverei voluto me ne havesse somministrato a me, che ne sono estremamente bisognoso, ma mi ha risposto che Vostra Eminenza non me ne lascerà mai mancare, sì che non ho pottuto a meno di non compiacerlo: Vostra Eminenza le pottrà far vedere, e rittrovandosi cosa utile, lo potrà grattificare » (AAE, CP, Gênes 6, cc. 496-499, 21 gennaio 1648).

[10] Sull’Assarino vedi Asor-Rosa, Claretta 1872 e 1896, Neri 1875, Costantini 1992 e (come romanziere) Conrieri.

[11] AAE, CP, Gênes 7, cc. 392-394, Giannettino Giustiniani a Mazzarino, 21 dicembre 1649.

[12] AAE, CP, Gênes 7, cc. 63-66, Giannettino Giustiniani a Mazzarino, 9 giugno 1648. Un’altra edizione del Ciro Politico uscì a Venezia nel ’48 presso il Fassina. Sul Bonini vedi Marrè.

[13] AAE, CP, Gênes 7, cc. 89-91: Giannettino Giustiniani a Mazzarino, 14 luglio 1648.

[14] Nella corrispondenza di Giannettino Giustiniani si trovano altre tracce dell’attività di Bonini al servizio della Francia e di Mazzarino. Per esempio nella lettera del 14 gennaio 1653 si legge: « E' uscito libretto in quarto che falsamente asserisce d'essere stampato in Roma, essendolo stato in Milano di dove mi è pervenuto, intittolato Italia giubilante e dedicato al gran marchese di Carazena come al conquistatore di Casale, e liberatore d'Italia, parla sfacciata e temerariamente e di Vostra Eminenza non con il dovuto rispetto: glielo haverei inviato presentemente, ma il padre Bonini che si rittrova meco si promette, con la mia assistenza, di farci una risposta adeguata, perciò differisco d'iviarglielo sino alla ventura, poi se la risposta riuscirà di mia sodisfatione gliela transmetterò, quando che no, a Vostra Eminenza non mancheranno soggetti da farle fare una risposta, parendomi quasi necessaria » (AAE, CP, Gênes 8, cc. 310-312; cfr. AAE, CP, Gênes 9, c. 50: Giannettino Giustiniani a Mazzarino, 21 gennaio 1653). Secondo la Marrè Brunenghi dovrebbe trattarsi dell'Italia favellante, opera che lo stesso Bonini nell'Augusto vindicato (e cioè nel 1677) dichiara smarrita. Il 1° ottobre 1658, riferendo di alcune scritture che Mazzarino lo aveva incaricato di far circolare in Italia (« attendo uno stampatore da Venetia che deve arrivare ad ogn’hora per farle stampare »), Giannettino aggiungeva: « Deve parimente publicarsi stampata la risposta del Bonini alla declamatione del cardinale di Retz, qual risposta è stata sempre più gradita havendone io fatto fare più copie che sono continuamente in giro senza che n’habbi anchora pottuto retirare alcuna » (AAE, CP, Gênes 10, cc. 184-186). Non so individuare nell’elenco delle opere del Bonini ricostruito dalla Marrè questa risposta. Tra le opere che Bonini asseriva di aver scritto, ma di cui la Marrè non ha trovato altre notizie, compare una Historia della minorità di Luigi XIV Re di Francia e un’opera intitolata Le ricercate historiche toccanti gli affari della Francia, il cui manoscritto, affermava Bonini, « tenne appresso di sè il Cardinal Grimaldi ».

[15] Sul gesuita Gian Andrea Alberti (Nizza 1611- Genova 1657) vedi P. Pirri in DBI.

[16] Dell’Historia di Pietro Giovanni Capriata parte seconda in sei libri distinta, nel primiero de’ quali si contengono alcuni movimenti d’armi fuor d’Italia succeduti e ne’ cinque sussequenti la continuatione di quei d’Italia dall’anno MDCXXXIIII fino al MDCXLIIII, Genova, Gio Maria Farroni, 1649. Dell’Historia [...] parte terza e ultima in sei libri distinta ne’ quali si contengono tutti li movimenti d’arme succeduti in Italia dall’anno MDCXLI fino al MDCL, Genova, Giorgio Ambrosio de’ Vincenti, 1663. La prima parte, relativa a i movimenti d’arme successi in Italia dal MDCXIII fino al MDCXXXIV, era uscita, sempre a Genova, presso Pietro Giovanni Calenzani e Gio Maria Farroni compagni, nel 1638. Sul Capriata vedi Giansante, Neri 1875, Costantini 1992.

[17] Una funzione che nei confronti di Capriata Giannettino continuò a svolgere anche in seguito. Vedi ad esempio quel che scriveva a Mazzarino il 19 maggio 1648: « Il Capriata voleva mandare alle stampe non so che, non ho voluto che segua che prima Vostra Eminenza non gli dia un'occhiata, per aggiungere o detraere quello sarrà più di suo gusto » (AAE, CP, Gênes 7, cc. 46-51).

[18] AAE, CP, Gênes 6, cc. 478-481, Giannettino Giustiniani a Mazzarino, 31 dicembre 1647.

[19] « Con l’ultimo ordinario di Lione – riferiva Giannettino a Mazzarino il 3 marzo 1648 – mi sono pervenute due lettere di Vostra Eminenza sotto la mia copertura: l’una per monsignor vescovo di Padova che subito gli ho inviata, et l’altra per il dottor Capriata, presentatagli da me in mia casa, dove la lesse e restò incantato di divotione verso del gran merito e generose maniere di Vostra Eminenza. Mi giurò che non ambiva se non che da me le venissero somministrate tutte le cose del maggior gusto di Vostra Eminenza per meritare di servirla, et che ben l’haverebbe saputo fare, si che basterà me le accenni, et al suddetto dottore, carrico di famiglia, quando le parrà le facci provare qualche segno della sua natural munificenza » (AAE, CP, Gênes 6, cc. 529-531). Le profferte di servizi da parte di Capriata si fecero più insistenti e precise con la pubblicazione della seconda parte dell’Historia. « È stato a rittrovarmi il Capriata – riferiva Giannettino il 29 giugno 1649 – perché facci pervenire a Vostra Eminenza uno de suoi libri novi con essersi meco prottestato che non intende parlare ex proffesso di Vostra Eminenza in questo tomo, ma che lo farrà nel susseguente nel quale descrive la morte del Re deffunto, et desidera le notitie più grate a Vostra Eminenza » (AAE, CP, Gênes 7, cc. 289-291). E il 3 agosto: « Ho fatto rendere in proprie mani al signor Capriata la lettera di Vostra Eminenza, il quale venne subito a rittrovarmi, e doppo d'haver dato tutti li segni di gradirla in estremo, si dichiarò meco apertamente che desiderava di provare qualche effetto della buona volontà di Vostra Eminenza verso della sua persona, perchè haveva gran carrico di famiglia, et non la sostentava che con le sue fatiche. Non stimerei che fosse mal impiegata in lui qualche ricognitione, tuttavia mi rimetto alla sua prudenza. A novembre prossimo mi ha assicurato che darrà alle stampe la terza parte, nella quale comincia ex proffesso di scrivere delle attioni di Vostra Eminenza » (AAE, CP, Gênes 7, cc. 315-319). La ricognizione sollecitata consistette in una « cattena d’oro con la medaglia delle Loro Maestà », che Giannettino consegnò a Capriata in dicembre. In AAE, CP, Gênes 10, c. 309 i ringraziamenti di Capriata a Mazzarino in data 31 dicembre 1649 (erroneamente a catalogo: 31 dicembre 1659). Per i rapporti del Capriata con Mazzarino vedi, oltre quelle citate in queste note, le sue lettere a Mazzarino del 7 dicembre 1649 (AAE, CP, Gênes 10, c. 301), del 19 febbraio 1653 (AAE, CP, Gênes 9, c. 61), del 3 marzo 1655 (AAE, CP, Gênes 9, c. 334) e quelle di Mazzarino a lui del 31 gennaio 1648 (AAE, MD, France 262, cc. 49-50), del 17 luglio 1649 (AAE, MD, France 265), del 3 giugno 1650 e del 18 novembre 1650 (AAE, MD, France 266). Per i legami di Capriata con i Raggi, di questi con i Barberini e dei Barberini con Mazzarino vedi Costantini 1987, 1996, 1998.

[20] Il 14 gennaio 1653 Capriata scriveva a Mazzarino: « Sopra quello che è dalle lettere del signor abbate Ondedei e dalla relatione del signor marchese Giustiniani ho potuto ricavare in materia della richiesta da me fatta a Vostra Eminenza e a detto signor abbate di qualche scritti e memorie nelle cose in tempo della Reggenza della minorità di Sua Maestà occorse, non posso di meno non replicare a Vostra Eminenza che come le notite che ne ho sono molto in confuso, desiderarei e haverei bisogno non d’un’historia di esse, ma d’un libretto succinto, il quale mi servisse di stame per la tessitura della storia, alla quale a me toccherà somministrare la trama […] Vostra Eminenza già mi scrisse che s’adopreria colle Loro Maestà affinchè l’una e l’altra honorasse i miei studi con qualche mercede: accettai di buon animo l’offerta, come quello il quale sbatuto da molte perdite che la mia casa ha sofferto nella corte di Spagna, della quale nello scrivere vengo stimato tanto partiale, e per il numero grande della famiglia ne sono bisognevole...» (AAE, CP, Gênes 9, cc. 48-49).

[21] Il che costringeva Giannettino a non tralasciare nei suoi confronti attenzioni e vigilanza. « Il dottor Capriata – scriveva ad esempio l’8 settembre 1648 – ha cambiato sei fogli della sua Historia nova ad instanza delli signori ambasciatori di Spagna e marchese Spinola, quali gl'hanno dato settecento scudi di regalo. Ho promesso una buona mancia ad un suo giovine di casa per havere li primi, et me ne dato intentione » (AAE, CP, Gênes 7, cc. 148-154); al che rispondeva Mazzarino: « se gli Spagnoli con seicento scudi hanno fatto mutare sei fogli, ancora saremo a tempo di fargliene cambiare sei altri coi nostri denari » (Ricci, p. 116). Vedi anche, più avanti, i contatti di Capriata con Francesi (tramite Giannettino) e con Spagnoli per la relazione della resa di Porto Longone.




paragrafo precedente * paragrafo successivo * inizio pagina



Barbara Marinelli

Un corrispondente genovese di Mazzarino


*
Indice
Abbreviazioni
Criteri di edizione
Indice dei nomi
Opere citate
Genealogia


Giannettino Giustiniani
1a 1b 1c 1d 1e 1f 1g 1h 1i 1j 1k 1l 1m

APPENDICI

2. Il Ristretto

3 Le lettere
3a. Introduzione
3b. 1647-1654
3c. 1655-1656
3d. 1657-1660


*

HOME

*

quaderni.net

 
amministratore
Claudio Costantini
*
tecnico di gestione
Roberto Boca
*
consulenti
Oscar Itzcovich
Caterina Pozzo

*
quaderni.net@quaderni.net