Spaziando


La strada saliva nel vuoto. Solo sulla destra era ancora costeggiata dalle case a due piani, mentre a sinistra il guard-rail separava una vallata d'aria che precipitava sulla highway, ottanta metri più sotto, e su una striscia incolore di terra, a fianco del fiume. Lo sguardo come l'aria poteva così scendere in picchiata per poi incurvarsi con una parabola sull'acqua distesa, opaca e bituminosa, che finiva con lo slargarsi in tutte le direzioni laddove i due fiumi si annodavano nel "punto", dove cioè la prora di downtown fendeva questo dilagare di acque.
Lo sguardo poteva quindi impennare contro l'argine opposto, incresparsi ai piedi del grattacieli e arrampicarsi lungo la loro griglia luminosa di pieni e di vuoti, fino a raggiungerne la cresta e ricaderne alle spalle come un ottovolante.
Se invece si ridiscendeva lungo la strada, i grattacieli, le arcate dei ponti moltiplicate e sovrapposte in prospettiva, l'incrocio delle sopraelevate e degli snodi stradali che inghiottivano lentamente topi fosforescenti, tutto si spostava di un moto diagonale, scartava e ruotava come un modellino sotto osservazione, sì che gli argini si slabbravano in un poligono smussato, e le luci si spostavano lente, un'altalena inceppata dal ghiaccio.
In fondo, la strada, con una sterzata e una spinta sensuale, ti sopraelevava sul fiume, dentro la trama dei pilastri d'acciaio, una ragnatela impassibile e gelida, sopravvissuta ai suoi ragni, che come spiriti riecheggiavano intermittenti e fitti, propagandosi concentrici dalle fenditure sottostanti del ponte. Per sentirli, gli uccelli notturni, si doveva lasciare l'asfalto per il prato che infilava l'oscurità dei piloni, disseccandosi in ghiaia ed estinguendosi, infine, nell'acqua immobile. Dalla cima dell'argine vegliavano, colti nell'espressione di appagato riposo, due operai di bronzo, con tuta ed elmetto, per sempre intrappolati nella colata di metallo che li eternava.
Ma la strada andava avanti, proseguiva tra gli edifici incrostati di fronzoli europeizzanti, costeggiava una sopraelevata e i bulldozer di costruzioni in fieri, e si miniaturizzava in un ramo laterale, tra i lunghi parallelepipedi bassi che avevano un tempo ospitato stock di merci. Sotto la ringhiera, una banchina fangosa. Si avvicinava a questa una chiatta di dune sabbiose, con danza ninfea, i lunghi fari bianchi che setacciavano la banchina deserta, le macchine immobili, i tubi che eruttavano acqua con sbuffi dragoneschi, alimentando un rettangolo di sabbie mobili. La chiatta procedeva lenta, incidendosi sulle pulsazioni di luci, con le sue dolci curve di ghiaia, con i suoi occhi luminosi di rana spiritata, segnandosi sulla vischiosità di quella notte in cui tutto respirava piano e le ombre non si staccavano dagli scheletri d'acciaio.
A riprendere il volo dello sguardo si sarebbe proseguiti sopra l'incrocio di correnti ai piedi dei primi grattacieli, e poi dentro i crepacci di cemento e vetro, che intrappolavano le luminescenze al neon, riverberandole sui muri ortogonali e quadrettati, sulle vetrate e le automobili parcheggiate, sui radi umani incastrati fra le smagliature dei palazzi. Né il silenzio si spezzava di fronte ad acquari luminosi di uomini e donne, alcuni immobili sigillati nei loro copi in plexiglas, altri seduti in locali, ugualmente rinchiusi nel frastuono delle proprie parole.
Ma fu il risucchio improvviso di un bus lanciato lungo l'avenue, sbucato fuori dalla cappa delle decorazioni postnatalizie, a deformare la progressione lineare della strada, schiacciandola contro i suoi finestrini opachi, contro la sua vetrina nomade di posti vuoti, e bicchieri di pepsy alla deriva, e manichini neri addormentati. Poi l'onda finì, e l'aria tornò a riempire i vuoti, a ridistendersi sulle pareti degli edifici, a raddrizzare il corso della strada, tra i lampioni e i palazzi quadrettati di downtown.


Carola Frediani

Lettere pittsburghesi

*
Indice
Prefazione

1. 2. 3. 4. 5. 6.
7. 8. 9.10. 11.
12. 13. 14. 15.
16. 17. 18. 19.
20. 21. 22. 23.
24. 25. 26. 27.
28. 29. 30. 31.



*

HOME

*

quaderni.net

 
amministratore
Claudio Costantini
*
tecnico di gestione
Roberto Boca
*
consulenti
Oscar Itzcovich
Caterina Pozzo

*
quaderni.net@quaderni.net